Calice Dora 2026: quattro vini, due territori e un dialogo che guarda lontano

Ci sono premiazioni che si esauriscono nella consegna di una targa, in una fotografia, in un applauso. E poi ce ne sono altre che, mentre scorrono, fanno capire che dentro quei calici sta succedendo qualcosa di più.
Per me la sesta edizione di Calice Dora, celebrata il 4 settembre ai Cantieri Marina San Giorgio, è stata proprio questo. Calice Dora è il concorso enologico istituito dal Comune di San Giorgio di Nogaro e dall’Associazione Ad Undecimum aps e quest’anno, per la prima volta, alle aziende della Bassa friulana si sono affiancate rinomate realtà vitivinicole dell’Istria.
Non soltanto nuovi vini in degustazione, quindi, ma l’incontro con un territorio vicino, con il quale condividiamo una lunga storia di viticoltura e una cultura del vino che continua a offrire occasioni di confronto.

Marina di San Giorgio

Prima di arrivare alla serata delle premiazioni, però, bisogna tornare a maggio, quando Calice Dora entra nel vivo con la gara e con quel lavoro dietro le quinte che il pubblico difficilmente vede, ma dal quale nasce tutto ciò che viene raccontato dopo.
A curare questo momento siamo stati io ed Emil Perdec, lavorando fianco a fianco nella parte tecnica della gara, tra degustazioni, valutazioni e confronto sui vini. Emil è una delle figure di riferimento della sommellerie istriana e croata: due volte campione di Croazia e una volta vicecampione, ha rappresentato per due volte il suo Paese ai Campionati europei per sommelier. È da molti anni commissario per l’Istria dell’Hrvatski Sommelier Klub, il Club croato dei sommelier, ed è F&B manager di Plava Laguna. Alla lunga esperienza maturata nella ristorazione e nell’hôtellerie affianca l’attività di formatore e un impegno costante nella crescita delle nuove generazioni di sommelier.
Lavorare insieme a maggio ha significato soprattutto mettere realmente a confronto due esperienze e due territori. Non si trattava semplicemente di avere alcuni vini istriani accanto a quelli friulani, ma di costruire attraverso la degustazione un dialogo professionale, nel quale ogni vino potesse essere valutato per ciò che esprimeva nel bicchiere.
È anche da quelle ore trascorse sui vini che prende forma il filo che ci conduce fino alla premiazione di settembre. Perché il rapporto fra Friuli e Istria che raccontiamo oggi non nasce da una fotografia, da una stretta di mano o da una dichiarazione d’intenti: nasce prima di tutto dal lavoro fatto insieme.

Barbara Diana Pupolin e Emil Perdec

Ad accoglierci è stata la Marina diretta da Davide Piccinin, che ha messo a disposizione la location. La cornice dei Cantieri Marina San Giorgio, con le barche in darsena a fare da sfondo alla premiazione, ha dato alla serata un’atmosfera particolare, elegante ma senza formalismi eccessivi, nella quale produttori, ospiti e appassionati hanno potuto incontrarsi e condividere il piacere del vino.

La presenza istriana non è stata soltanto enologica.
Alla serata hanno partecipato Ezio Pinzan, Assessore all’Agricoltura della Regione Istriana, e Vladimir Torbica, Assessore alla Cultura della Regione Istriana. Con loro Mauro Bordin, Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, e i rappresentanti delle istituzioni e del territorio: Franco D’Altilia, Presidente della Comunità Riviera Friulana; Roberto Pellegrino, comandante della Capitaneria di Porto; Morgan Fiore Palmieri, comandante della stazione dei Carabinieri di San Giorgio di Nogaro; Caterina Taverna, vicesindaco di San Giorgio di Nogaro, con Sara Serato, Michela Pizzin e Alessio Cristin.

La serata è stata condotta da Lodovico Rustico, mentre a me, in qualità di sommelier e curatrice di Calice Dora, è spettato il piacere, e anche la responsabilità, di condurre la premiazione, presentando le aziende vincitrici e cercando di raccontare al pubblico non soltanto ciò che avevamo trovato nei bicchieri, ma anche quello che quei vini portavano con sé.
Perché una classifica dice chi ha vinto. Un vino, se lo si ascolta, può dire molto di più.

Abbiamo cominciato proprio dall’Istria con la Malvasia d’Istria 2025 di Vina Medea, alla quale è stato assegnato il premio speciale “Il vino del cuore”.

Medea Winery – Malvasia 2025

La Malvasia d’Istria è uno di quei vitigni che sembrano fatti apposta per raccontare questa parte dell’Adriatico: attraversa territori, lingue e culture e riesce a conservare una propria identità precisa.
Nel bicchiere ho ritrovato freschezza, eleganza e quella bella impronta mediterranea che rende la Malvasia istriana riconoscibile senza bisogno di alzare la voce. Non cerca l’effetto, non forza l’aromaticità, non ha bisogno di mostrarsi più di ciò che è.
Ma il motivo del riconoscimento stava anche altrove.
Durante una degustazione possiamo descrivere profumi, freschezza, struttura, persistenza, mettere ordine nelle sensazioni e trasformarle in parole.
Poi, però, esiste una parte del vino che sfugge alla scheda.
Ci sono vini che, terminato l’assaggio, semplicemente ricordiamo.
E ce ne sono altri che ci lasciano qualcosa.
Questa Malvasia ha avuto proprio quella capacità.
Ed è per questo che la Malvasia d’Istria 2025 di Vina Medea è diventata il nostro “Vino del cuore”.

Restando in Istria siamo passati a un vino completamente diverso, il Teran 2022 di Cattunar Wines, vincitore del premio speciale “Il vino di carattere”.
Il Teran è una varietà che ha voce.
Quello di Cattunar nasce da vigne di circa trent’anni e nel bicchiere porta il frutto rosso, dalla ciliegia ai piccoli frutti, una freschezza decisa, un tannino presente ma ben integrato e una bella persistenza.

Alessio Cristin (assessore alla cultura San Giorgio di Nogaro) Vladimir Torbica (assessore alla cultura regione Istria Croazia)

Quando si parla di un vino “di carattere” si rischia di pensare immediatamente alla potenza, a un vino muscolare, quasi desideroso di imporsi. Io credo che il carattere sia qualcosa di diverso: è la capacità di essere riconoscibili, di conservare la propria identità senza dover alzare la voce.
Questo Teran mi è sembrato proprio così.
Cattunar Wines, nell’Istria occidentale, ha costruito il proprio lavoro attorno alla conoscenza della terra e ai vitigni che maggiormente la rappresentano, e il Teran è certamente uno di quelli che hanno più voce.

Cattunar Winery – Teran 2022

Dall’Istria siamo tornati nella Bassa friulana e il primo posto nella categoria dei vini bianchi è andato alla Malvasia 2025 dell’Azienda Agricola Ghenda Fausto, a Marano Lagunare.
Qui il vino e il paesaggio diventano difficili da separare. La storia della famiglia Ghenda comincia in Valle Corniol, dove già negli anni Cinquanta, accanto all’allevamento del pesce, la vite veniva coltivata sugli isolotti della valle.
Nel 1994 Fausto sceglie poi di dedicarsi progressivamente alla viticoltura, trasformando i seminativi in vigneti. Oggi li chiama “Vini di Laguna”, e credo sia difficile trovare una definizione più immediata per raccontare il legame tra questi vini e il loro territorio.

Fausto Ghenda (az ag. Ghenda a Marano Lagunare) e Mauro Bordin (Presidente del Consiglio regionale FVG)

Nella sua Malvasia ho ritrovato freschezza, eleganza e una piacevole sapidità, caratteristiche che sembrano riportare proprio a quel paesaggio particolare, fatto di terra e acqua, dove la laguna è sempre a pochi passi dalle vigne.
È una Malvasia fine e riconoscibile, che non ha bisogno di esasperare la propria aromaticità per farsi notare. Mi piace pensare che il primo premio tra i bianchi sia andato a un vino che, prima ancora di raccontare un vitigno, riesce a raccontare un paesaggio.

Az. Agricola vitivinicola Ghenda Fausto – Malvasia 2025

Per il primo classificato tra i rossi ci siamo spostati ad Aquileia, con il Refosco dal Peduncolo Rosso 2023 di Vini Donda.
Il Refosco è uno dei vitigni nei quali il Friuli riconosce una parte importante della propria identità e già il suo nome custodisce una piccola curiosità: quel “peduncolo rosso” deriva dal colore che assume il pedicello del grappolo durante la maturazione.

Donda vini Aquileia – Refosco dal peduncolo rosso 2023

Quello di Donda conserva bene l’anima del vitigno: un rosso di struttura, con una bella freschezza, un tannino presente e quella personalità un po’ fiera che nel Refosco non deve essere cancellata, ma accompagnata verso l’equilibrio. Ed è proprio l’equilibrio tra forza e piacevolezza a renderlo un’espressione così convincente.
Un grande vitigno territoriale non deve rinunciare alla propria voce per diventare armonioso: deve semplicemente imparare a modularla. Ad Aquileia, poi, quella voce acquista un significato ancora più particolare, in una terra nella quale la storia della vite accompagna quella dell’uomo da moltissimo tempo.

Gianni Donda ( Donda vini Aquileia) e Ezio Pinzan ( assessore all’ agricoltura della regione Istria – Croazia)

Alla fine della premiazione mi sono ritrovata davanti quattro vini molto diversi: la Malvasia d’Istria di Vina Medea, capace di lasciare qualcosa oltre la degustazione; il Teran di Cattunar, riconoscibile e profondamente legato alla propria identità; la Malvasia di Ghenda, nella quale si ritrova il paesaggio della laguna di Marano; il Refosco di Donda, con quella personalità fiera che non va cancellata, ma portata all’equilibrio. Quattro riconoscimenti e quattro modi diversi di raccontare un territorio. Siamo partiti dall’Istria, siamo arrivati alla laguna di Marano e poi ad Aquileia. Cambiano le lingue, cambiano i nomi, cambiano le interpretazioni. Le vigne, però, raccontano una storia molto più antica dei confini.

Come ormai da tradizione, alla premiazione di Calice Dora si è affiancato anche un momento culturale. Quest’anno il protagonista è stato il suggestivo mondo dei fari dell’Istria e della Dalmazia, simboli di orientamento, speranza e salvezza. L’architetto Massimiliano Blocher, arrivato da Vienna, ha presentato il suo volume “La via luminosa sull’Adriatico orientale”, accompagnando il pubblico lungo quelle coste attraverso il racconto dei fari e mostrando anche alcuni modellini realizzati in 3D.
Nella cornice della darsena, con le imbarcazioni tutt’intorno, il tema scelto per questo momento culturale ha trovato quasi naturalmente il proprio scenario.

Architetto Massimiliano Blocher) Lodovico Rustico

La presenza delle aziende e dei rappresentanti istituzionali istriani ha confermato inoltre che quanto iniziato quest’anno non vuole rimanere un episodio isolato. Ezio Pinzan ha sottolineato il valore della partecipazione a Calice Dora come occasione di collaborazione e di scambio di conoscenze tra le aziende friulane e istriane, un rapporto da proseguire e valorizzare nei prossimi anni con una presenza sempre più qualificata. Credo che anche questo faccia parte del significato di un concorso enologico: premiare la qualità, certamente, ma riuscire nello stesso tempo a creare occasioni nelle quali produttori, territori ed esperienze possano incontrarsi.

Prima di concludere la serata è arrivata infine una sorpresa dedicata ai 40 anni dell’Associazione Ad Undecimum aps. Il 19 settembre, insieme alla cantina Terre Rosse di Adamo Lestani, celebreremo questo anniversario con una vendemmia turistica. Dal Refosco dal peduncolo rosso prodotto con le uve raccolte nascerà un certo numero di bottiglie con il logo dell’Associazione, destinate ai soci e ai sostenitori. Un modo per festeggiare quarant’anni non soltanto ricordando ciò che è stato, ma facendo nascere qualcosa che resterà. Da sommelier posso parlare di freschezza, tannino, sapidità e persistenza.

Arianna Maturi (scrittrice) e Barbara Diana Pupolin

Da curatrice di Calice Dora devo anche guardare all’insieme. E quello che porto con me da questa sesta edizione è soprattutto l’immagine di quattro vini che, senza assomigliarsi, sono riusciti a raccontare territori diversi ma capaci di dialogare tra loro.
Istria, Marano, Aquileia: storie, paesaggi e vini differenti che per una sera si sono ritrovati insieme, tra i calici e le barche in darsena.